08 agosto 2009

Viste le molte insistenze dei nostri nuovi amici riguardo ad un monastero che si trova a un centinaio di km da qui, monastero di Sumela, decidiamo di andare a visitarlo, augurandoci che non sia come il castello di ieri.

Dopo colazione partiamo, il negozio di moto è sulla strada, così passiamo a vedere se sono arrivate le gomme, ci sono, perfetto uno di questi giorni passeremo a ritirarle, voglio sfruttare  al massimo quelle vecchie.

Il monastrero è in montagna, prima di arrivare ci fanno anche pagare una tassa, 5 lire turke, come passaggio nel parco nazionale di Turkia.

Arriviamo al monastero passando per alcuni paesini, stile “super turistico”, e una decina di ristorantini situati sulle rive del fiume, dove servono ottimo pesce , cosi dicono.

Ancora qualche curva, ecco, siamo arrivati, vediamo il monastero, è costruito attaccato alla montagna, nella roccia, incredibile, la vista è stupenda.

Parcheggiamo la poderosa  e dopo 1 km a piedi arriviamo all’ingresso del monastero, qua bisogna pagare 8 lire turke a testa, non le abbiamo, che peccato, ci godiamo la vista, mangiamo una pannocchia di mais alla brace, giriamo la moto e andiamo.

Ma, intravedo una strada sterrata che sale sulla montagna verso l’alto, a me piacciono le strade sterrate, chiedo il permesso al mio navigatore, permesso accordato, e vai….oggi guidare la poderosa senza valige e, nonostante  l’handicap delle gomme finite è divertente per me.

Shizuyo ogni tanto mi ricorda di andare piano, che è pericoloso, io la ascolto per alcuni metri poi, il polso gira da solo e,.. ancora la sua voce.

 Sono convinto che piace anche a lei, solo si preoccupa di eventuali cadute e delle conseguenze, io non ci penso, quando su questi salitoni la moto scoda da una parte all’altra, e ogni curva è un controsterzo…..cosa ci posso fare, non capisco più niente,  ritorno “l’imbecille” di un tempo, mi diverto troppissimo.

 

Indossiamo le giacche, qua su comincia a fare freddo, saliamo ancora per una decina di tornanti, tra la parete della montagna e lo strapiombo, poi, chiamati da un signore ci fermiamo a prendere un the in una baracca, stile vecchio west, niente elettricità.

 Il ruscello che le scorre davanti, oltre a dare ottima acqua, fa girare una ruota collegata a un piccolo generatore di corrente che, alimenta l’unica lampadina penzolante quasi al centro della baracca, una scheggia di specchio sopra a un lavandino con lo scarico libero, una tendina fatta di sacco copre mezza finestra, un letto attaccato a una parete, 3 sgabelli, un tavolo, e in una parete la cucina, in questo caso trattasi di alcuni pezzi di legno che ardono tra 4 pietre.

 

Il the è tiepido e per niente buono, pensavamo fosse gratis, sbagliato, ha voluto 1 lira turka, 50 cent. di euro, di norma con 1 lira prendiamo 4 the

.

Proseguiamo ancora per poco, comincia a piovere, torniamo indietro, devo fare molta attenzione, i salitoni di prima ora sono discese.

 Le pietre bagnate, le gomme finite e la voce di Shizuyo rendono il tragitto sterrato diciamo, interessante, e a tratti monotono, avrete capito che i momenti monotoni riguardano Shizuyo, scherzo, sicuramente ha ragione e prima o poi gli darò ascolto.

Rientriamo ad Akcakale, i nostri nuovi amici ci stanno aspettando, sono tutti riuniti davanti al negozio di Sahin, per sapere come è andata l’escursione e per guardare le foto.

La cosa che gli ha lasciati a bocca aperta è vedere le foto che abbiamo fatto sullo strerrato della montagna, con la moto fin lassù, come avete fatto, è  pericoloso, questi sono stati i commenti.

Ora, vista la nostra capacità di arrapicarci come le capre su per le montagne, ci hanno dato nuove dritte, nuove destinazioni, un lagho in cima ad una montagna, dicono un posto bellissimo, ok ascoltiamo le spiegazioni e prendiamo appunti, domani, tomorrow tomorrow, we are going, ok,ok.

Lasciamo i pensionati,… ve lo avevo detto che i nostri nuovi amici sono tutti vecchietti?

 

Li lasciamo ancora discutere su quale strada sia meglio, sulla distanza, se la moto può farcela, noi andiamo in tenda, dobbiamo preparare la cena, zuppa di patate e zucchine, quelle dell’orto davanti la tenda.

 

 

 

 

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