24 luglio 2009

 

Venerdi è festa per gli islamici, non c’è traffico, facciamo colazione e lasciamo Tabriz , andiamo verso la frontiera con l’Armenia.

Arriviamo al check point all’una, è un deserto, siamo soli , anzi cè anche un’altra macchina, iraniana, pensiamo, oggi sarà velocissimo, niente di più sbagliato, ci sono volute 4 ore di incazzature e vaffanculi.

Primo controllo iraniano, con tutta tranquillità  strafottenza e maleducazione, volevano anche dei soldi,  mi sono incazzato, non gli ho dato niente, risultato ci hanno fatto aspettare quasi un ora sotto il sole, cosi, senza motivo, poi il secondo controllo sempre iraniano a meno di 50 metri dal primo, ancora documenti, li guarda ci guarda e con la stessa aria strafottente del suo collega buttando i passaporti sul tavolino ci fa cenno di andare.

Passiamo un ponte e arriviamo al primo controllo armeno, passaporti, li sfogliano completamente ne leggono i nomi li rigirano un paio di volte, va bene andate, 50 metri secondo controllo armeno, come ho detto oggi è festa e i militari non hanno niente da fare, così gli viene in mente di farci aprire tutte le borse, ma non gli basta, hanno voluto anche che smontassi i fianchetti e  la sella, tutto questo nella strada sotto il sole, noi,  loro seduti comodamente sotto la tettoia del container, poi mettendo le mani dovunque controllano tutto senza guardare niente, metti dentro e andate ci dicono, io, aiutato da Shizuyo con la stessa tranquillita usata per smontare tutto rimetto tutto in ordine, e andiamo verso il terzo controllo, qui ci danno la visa per 60 euro, poi mi chiedono a gesti di mettere le valige della moto sul nastro dei raggi x, la moto è nel cortile, lontana un puttanaio da sto cazzo di raggi x, provo a parlare con loro niente, portare tutto sul nastro.

Ok sono incazzatissimo, mi siedo fuori vicino alla moto, ho bisogno di rilassarmi, poi un pezzo alla volta vado avanti e indietro tra il cortile e l’ufficio trascinando tutto il nostro bagaglio, ora mi fanno spostare la moto dall’altro lato dell’ edificio, devono controllarla, esce uno, si avvicina la guarda e se ne va, altri viaggi avanti e indietro e riportiamo tutto fuori, rististemiamo la poderosa sempre sotto lo sguardo di alcuni doganieri, e pensiamo sia concluso, entriamo per riprendere i passaporti,

 ma ci fanno aspettare , arriva uno nuovo che parlando in inglese ci dice che dobbiamo pagere una tassa, 40 euro, gli dico di no, lui dice che è una tassa per l’ecologia e di transito per l’uso della strada, gli dico è una tassa nuova , dice no, in Armenia è così, allora gli faccio vedere  il passaporto dove c’è il visa di ingresso di 10 giorni fa, e che allora non mi avevano chiesto nessuna tassa.

 Sapete cosè successo, da questo momento il signore non capiva ne parlava  più l’inglese, cerco di parlare con altri ma niente se rivoglio i passaporti devo pagare, che stronzi.

Con Shizuyo ci sedismo davanti a loro mandandoli a fanculo nelle nostre lingue, poi andiamo a pagare, ricordandogli ancora una volta di quanto siano stati stronzi, usciamo, saliamo in sella dimentichiamo tutto e partiamo, sono quasi le 6.

Percorriamo una centinaio di km,  troviamo un bellissimo campo sulle rive di un lagho, montiamo la tenda prepariamo la zuppa e il riso, dopo tanti giorni di inviti a cena e ospitalita è bello tornare a casa.

Siamo contenti ci piace la nostra libertà.

 

 

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