08 luglio 2009

Il tempo è bello, la pioggia sembra finita, andiamo .

Oggi proviamo a entrare in Armenia, non abbiamo il visto.

Percorriamo strade sterrate senza incontrare nessuna indicazione, il primo paese chiediamo e, abbiamo sbagliato strada, si torna indietro per 70 km, abbiamo tempo.

Arriviamo davanti ad alcuni militari, a una sbarra arrugginita, un asta dove incima sventola la bandiera Georgiana e, a 4 container, tutto questo posizionato in mezzo al niente e, circondato da alcune baracche di fango, cumoli di letame e di mattoni fatti di fango e paglia.

Questa è la frontiera con l’Aemenia, credo che non vedano molti turisti da queste parti, siamo subito assaliti da militari e gente locale, che guardano, toccano, vogliono essere fotografati, sapere i nostri nomi,ci regalano frutta e acqua.

Lascio Shizuyo insieme ai nostri nuovi amici ed entro nel container,.." nell’ufficio”per i passaporti, questo è arredato in maniera casual, anche un po’ minimalista, una lampadina penzola dal soffitto, vecchia carta sulle pareti, una branda, un televisore funzionante, un calendario di non so che anno e tante,  tantissime mosce, un tavolino dove un militare trascrive i dati dei passaporti ed anche della moto su un grosso libro, tutto questo impregnato da, definiamolo così, un”caratteristico odore”.

Esco, ancora foto e saluti, grandi sorrisi, un militare ci fa segno di andare, attraversiamo i  200 metri che ci separano dal prossimo controllo, la strada è un percorso di guerra, rischiamo di cadere più volte.

 Ancora un centinaio di metri, ufficio dei visti, stesso container, televisore, lampadina, tavolino, branda.

Compiliamo un paio di fogli, paghiamo 90 euro e ci attaccano un bel adesivo, la visa con validità 3 mesi.

Finalmente, ultimo tratto di strada che ci separa dall’Armenia, qua è tutta un'altra cosa, la sbarra è sparita, ora al suo posto fa bella mostra una corda, i militari sono meno inclini ai saluti, e sono armati, molto armati, un gabbiotto al posto del container, con televisore e scanner per passaporti, qui ci fanno anche la foto, si prosegue, dopo che un militare molto lentamente e con strafottenza abbassa la corda.

Viaggiamo in direzione Jereval, ma il tempo cambia e promette pioggia, cosi ci fermiamo e montiamo la tenda in un campo, appena in tempo e comincia a piovere, sono le 10 quando andiamo a dormire.

 

 

a presto le foto

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